
difotoediviaggi
11:10:09 Ottobre 4, 2020
Nelle Marche, come un po’ in tutto il centro-sud Italia, ci sono numerosi monasteri.
L’abbazia Chiaravalle di Fiastra è uno dei complessi monastici meglio conservati, nonchè il più importante edificio monastico delle Marche.
Sorge nella bassa Valle del Fiastra (da cui il nome) in prossimità dell’omonimo fiume, nel territorio dei comuni di Tolentino e Urbisaglia.
Presenta il tipico stile di transizione dal romanico al gotico, chiaro riflesso dell’influsso cistercense di sapore lombardo.
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Fu fondata nel 1142 dai monaci cistercensi provenienti dall’abbazia madre di Chiaravalle, nel milanese. Nei secoli successivi, grazie a lasciti e donazioni, nonché ad un fiorire delle vocazioni, l’Abbazia crebbe così tanto da divenire una delle più importanti d’Italia con possedimenti sia nei territori limitrofi che fuori regione.
È inserita nella Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, un’area che comprende 1825 ettari di terra dove è possibile fare escursioni a piedi o in bicicletta.


Abbiamo visitato il monastero in autonomia (il biglietto costa €5,00). Si segue un percorso di visita prestabilito in senso antiorario.
Occupa l’ala sud del chiostro. Nel XVIII secolo, tale zona del monastero, per volontà di Sigismondo Giustiniani Bandini, venne adibita a dimora per sé e la sua famiglia.
I lavori vennero affidati a Ireneo Aleandri, l’architetto che progettò anche lo Sferisterio di Macerata.
La Famiglia Bandini visse qui fino al 1977. Oggi il palazzo è sede della Fondazione Giustiniani Bandini, proprietaria degli edifici abbaziali e dei territori circostanti.
Il palazzo ha 3 piani ma si può solo vedere una saletta al piano terra, con decorazioni tromp l’oeil, in quanto la si attraversa per raggiungere il giardino, raro esempio di giardino all’inglese nel maceratese.

Simbolo della vita monastica dove i monaci leggevano, meditavano o passeggiavano per raggiungere la Chiesa o la Sala del Capitolo. E’ un ampio quadrato di 37 metri per lato.

Al centro del chiostro si trovano un pozzo ottagonale in pietra e mattoni cui venne aggiunto, nell’epoca dei Gesuiti, una struttura in ferro terminante con una banderuola riportante il simbolo dell’ordine. Ovviamente serviva per attingere l’acqua dalla cisterna sottostante.
Questa struttura ha dato un importante contributo per lo sviluppo dell’architettura e della tecnica idraulica cistercense.

Dove i monaci si riunivano ogni giorno per recitare un capitolo della regola di San Benedetto.
La sala è divisa in 6 campate quadrate con volte a crociera sostenute da due colonne romane in seguito rivestite di mattoni. Da notare, sulla parete destra, l’epigrafe che richiama lo stile di vita dei monaci “Parla poco, odi assai et guarda al fine di ciò che fai”.

In questi locali veniva lavorata l’uva proveniente dai vigneti di proprietà del monastero.
Oggi è allestito il Museo del Vino che, oltre a fornire una panoramica sui vini della regione Marche, offre un’esposizione degli strumenti che venivano utilizzati (botti, pompe ed anche una caldaia per fare il vino cotto).

La Chiesa si presenta in stile romanico – borgognone, caratterizzato da linee semplici, con archi e pilastri poderosi che riflettono lo spirito umile e forte del monaco.
San Bernardo di Chiaravalle esigeva che ogni monaco vivesse in povertà e austerità, ma che gli ambienti destinati alla vita collettiva fossero solenni e maestosi, privi però di ornamenti superflui e ridondanti, affinché l’arte avesse una finalità ascetica e fosse, quindi, strumento di concentrazione e di elevazione spirituale.
Come in tutte le chiese cistercensi, anche qui compaiono elementi che preannunciano lo stile gotico: gli archi ad ogiva e le volte a vela sostenute da pilastri. Senza però lo slancio ascensionale tipico dell’arte gotica.
Mancano tuttavia gli archi rampanti e colonne e pareti sono molto massicce.
All’interno, sono totalmente assenti elementi decorativi in eccesso. Ciononostante, l’ambiente non appare nè tetro nè dimesso, poichè l’equilibrio delle proporzioni e l’uso sapiente della luce producono un effetto armonioso di semplicità e bellezza d’insieme.
I Cistercensi, nel realizzare i loro ambienti e strutture, tenevano presenti – non solo le esigenze di funzionalità – ma anche i significati simbolici.
Il rosone ad oriente, ad esempio, sta a significare Cristo, luce che sorge e illumina le genti e gli otto petali di cui è costituito ricordano l’ottavo giorno (il giorno del Signore che non ha tramonto). Le dodici colonne che sostengono la chiesa abbaziale e delimitano le tre navate, simboleggiano i dodici apostoli, fondamento e sostegno della fede della Chiesa.
L’esterno della chiesa si presenta maestoso, poiché i monaci ritenevano che essa dovesse essere un inno di lode e gratitudine a Dio.


Sono accessibile sia il chiostro che l’abbazia.
L’accesso alla chiesa è gratuito, per il complesso monastico si paga un biglietto:
visita autonoma €5,00
Visita guidata solo su prenotazione
Orari 10:00-13:00 e 15:00-18:00
Vai al sito ufficiale